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Diario


28 luglio 2009

[ Sottolineature ] Bob Noorda: design a lunga durata

bob noorda"Sono solo un modesto visual-designer", si schermisce Bob Noorda una delle leggende italiane e mondiali del design e della creatività, seduto sul palco del Teatro degli Impavidi, al workshop intitolato L'essenza del comunicare. Noorda ha animato la scena italiana e internazionale dai primi anni Sessanta, ha vinto quattro Compassi d'Oro, il premio più prestigioso nel campo del design industriale nazionale, ha lavorato a fianco dei grandi imprenditori ed editori italiani. Iniziando proprio con Pirelli, un brand ormai leggendario, e proseguendo con Olivetti, Barilla, Mondadori, Coop, Enel, ma anche con enti come il Touring Club Italiano, la Metropolitana di Milano o la Regione Lombardia - per la quale ha ideato, con Tovaglia e Sambonet, il celebre logo. Suo il colpo di genio della segnaletica a fasce nel metrò, adottato poi a Londra, ma anche a San Paolo, New York e Napoli (tre metropolitane su cui ha lavorato egli stesso).

"Sono un grafico. E devo pensare a comunicare con i marchi, il logotipi, nel tempo." - illustra Noorda, mentre dietro di lui scorrono le diapositive delle sue creazioni; spesso una sorpresa per il pubblico, che riconosce marchi celebri, si stupisce e mormora con gusto. "Ho studiato ad Amsterdam, ma fra gli Stati Uniti e l'Italia, ho scelto il vostro paese. Questo perché negli anni Sessanta il vostro design era molto considerato. A differenza che negli Stati Uniti, inoltre, in Italia il designer è sempre stato più libero di ideare, perché non impegnato anche negli aspetti produttivi e manageriali."

"Ho realizzato circa 150 marchi, nella mia vita." - continua il maestro - "ho lavorato per l'editoria, con Mondadori e Feltrinelli, curandone la grafica, la visual and corporate identity, l'immagine. E sono lieto che, dopo tanti anni, molte delle mie impostazioni grafiche siano ancora valide."

"Mio - racconta ancora - è il pittogramma del self-service delle stazioni di benzina, originariamente ideato per Agip, insieme con il restyling del vecchio logo. Così come ho realizzato per la Birra Dreher il primo esempio di immagine codificata in un manuale d'uso del logo, dalle etichette, ai tappi, fino alla forma delle bottiglie."

"Del logo della regione Lombardia, ricordo che Munari mi disse - 'è un logo giusto: ha forza, si memorizza bene, anche un bambino riuscirebbe a ricordarlo'". Noorda tiene molto alla durata del logo e alla semplicità del segno: "se progettare loghi è comunicare un valore forte, progettare la segnaletica è una questione diversa. Occorre saper comunicare, ragionando in un'ottica di servizio." Segue una rassegna del packaging, ideato per lo più per il settore dei cosmetici. Bob Noorda ha chiuso il suo intervento fra l'entusiasmo generale e ha concesso poi gentilmente, come Caiazzo, una rapidissima intervista per Daemon Magazine.

Lei è considerato un maestro indiscusso per quello che riguarda il visual design e la progettazione delle corporate identities, sopratutto per la capacità di condensare interi universi aziendali e istituzionali in un logo o in un progetto grafico. Se la sente di rivelare ai lettori di Daemon Magazine i segreti, le "regole d'oro" per progettare un logo di successo?

Regole... in realtà non ci sono regole. O meglio posso rivelarvi quello che ho imparato e ho messo in pratica in tutti questi anni, frutto dell'esperienza.
Un logo deve essere innanzi tutto memorabile e memorizzabile, cioè deve "restare nella mente". Deve essere quindi semplice, intuitivo, diretto e razionale. Tutto questo è possibile solo studiando a lungo e con estrema attenzione i valori sottostanti alla realtà che vogliamo descrivere, quello che sta dietro alla marca, considerarne minuziosamente ogni aspetto. Un logo ben disegnato nasce da un vero studio, da un'analisi estremamente dettagliata.
Non occorre cercare per forza la novità, la sorpresa a tutti i costi, l'originalità, l'effetto. Occorre invece trovare l'idea forte che sta dietro a un fatto, a un evento, a una marca, quello che la rende unica e riconoscibile. Prenda il logo che ho ideato per Enel: c'è l'idea del sole, dei raggi radianti, dell'energia, ma di un'energia che è ben piantata in terra, che, come un albero, ha salde radici. Ecco. Questo è progettare il logo: trovare l'idea forte e riprodurla con vigore nel segno, esprimendola in modo che sia riconoscibile.

Durante la conferenza ha fatto un'osservazione particolarmente significativa: ha detto che le sue realizzazioni sono state sempre studiate per resistere nel tempo, per durare il più possibile. Ecco: nell'era di Internet, di una comunicazione frenetica, sempre più inclazante, sempre più effimera, è cambiato qualcosa nel design? Occorre per così dire adeguarsi ai tempi rapidi della rete, o piuttosto ha ancora più valore un design pensato per un ciclo di vita duraturo?

Io non ho mai creduto nel design fatto al volo, in chi fa decine e decine di schizzi al giorno, oppure butta là due segni in fretta, uno dietro l'altro e dice: "Grande! Ecco l'idea! Questa si, questa no, questa ancora si...." Non è il mio modo di fare design. Un grande design richiede tempo e fatica. Ripeto: una buona idea è frutto di lunghe riflessioni e di uno studio meticoloso del problema. No, decisamente il design pensato per durare, quello progettato e meditato a lungo, quello "pensato bene", rimane, credo, il migliore design.


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permalink | inviato da nerokiaro il 28/7/2009 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Chi sono

All’anagrafe Christian Aletto, designer della comunicazione, art director presso Dol. Mi occupo di interfacce web, app e brand design.
Sposato, mancino e laureato in Lettere, leggo, scrivo, amo, disegno e dipingo, in ordine sparso. Firmo i miei lavori di design con il nome Nerokiaro.

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