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Diario


31 gennaio 2006

[ Elucubrazioni ] Sogno blu

Scriverei, oggi, di pinguini, di scoiattoli e delfini. Ma farebbero casini. Si troveranno i nostri destini? Scriverei di pioggia lieve, che annuncia l'arrivo della neve. Neve... neve... si è già sciolta: da qui piove. Parlerei per ore invano, scriverei delle ali di un gabbiano, della scia dell'aeroplano... Ma son pensieri di seconda mano. Voglio essere intelligente, scriver cose uguale a niente, tutto quello che ho in mente, che la gente nemmeno sente. Scriverei per stupire, per riempire e rifinire il mio ego da rifare: devo smetterla di bere! Sono sobrio, almeno credo, alzo lo sguardo e non ti vedo. Un soffitto quassù in cielo, dipinto di blu, cielo scuro. Toh, c'è un buco nella stanza, vedo poco, ma è già abbastanza. Sbatte le ante: è una finestra. Falla smettere! Ho mal di testa. Vorrei scrivere del vuoto intorno, dell'andata e del ritorno, della carne e del contorno. Ma mi resta solo un giorno, un giorno da solo: meglio allora che sorvolo. Vedo verde, e la tua foto, di quel giorno, noi due in moto: tu sei bella, io incazzato... non son poi tanto cambiato. Scriverei di queste cose, dei ricordi e delle pose, per svagarmi a tue spese, senza ombra di pretese. Ma è passato più d'un mese, son lontano e vivo cose, urlo al vento le mie scuse... sempre le stesse, più noiose. Mangio grappoli di nuvole: una a me e l'altra pure. Non ne posso dare a te. E non mi chieder di tornare. Qui sto bene, mi do da fare. Sere e sere a costruire, a raschiare e a colorare. Son riuscito anche a sognare... le vacanze in riva al mare, con la mamma lì a gridare... il castello... la mia sposa... la mia vita, qui, sospesa.

nk
140705




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30 gennaio 2006

[ Recensioni ] Giudizi di donna

Giudizi formidabili quelli di donna,
che vanno diritti come l'istinto,
a primo getto, a impressione,
e spesso più sicuri che i sillogismi
fabbricati da' dotti.

da Un viaggio elettorale, Francesco De Sanctis - Garzanti 7,23 Euro
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29 gennaio 2006

[ Recensioni ] Chi sta int''o core mio saje pure tu...

Sera d'está! Pusilleco lucente
canta canzone e addora d'erba 'e mare...
Voglio 'e pparole cchiù d'ammore ardente,
voglio 'e pparole cchiù gentile e care
pe' dí "te voglio bene" a chi mme sente.

Ma d''e pparole cchiù carnale e doce,
ne sceglio sulo tre: "Te voglio bene..."
Bella, 'int''o core tujo sacc'io chi tiene...
chi sta int''o core mio saje pure tu...


P''o mare 'e Napule
quant'armunia!
Saglie 'ncielo e, 'ncielo, sentono,
tutt''e stelle, 'a voce mia:
voce, ca tènnera,
st'ammore fa. 

Notte d'está! Se só' addurmute 'e ccase...
e 'o cielo, a mare, nu scenario ha stiso!
Staje 'mbracci'a me, 'nnucente só' sti vase...
Bella, stanotte, te só' frato e sposo...
Stanotte, Ammore e Dio, sóngo una cosa...

Canta: e da 'o suonno Napule se sceta...
ridono 'e vvocche ca se só' vasate...
tutt''e suspire 'e tutt''e 'nnammurate,
suspirano, stanotte, attuorno a te...

P''o mare 'e Napule
quant'armunia!
Saglie 'ncielo e, 'ncielo, sentono,
tutt''e stelle, 'a voce mia:
voce, ca tènnera,
st'ammore fa. 

Mandulinata a Napule - Roberto Murolo




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25 gennaio 2006

Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio

[ POST UPLOAD ] 29/01/06

Ringrazio quanti si sono interessati a questo appello.
Al riguardo, segnalo, per chi fosse in zona, la presentazione del libro "Il rischio educativo" organizzata con gli amici dell'Associazione Studentesca "La Rocca".
L'incontro si terrà mercoledì 1 febbraio, alle ore 15,30, presso l'Aula Pacis di Cassino (FR).

Ci vediamo là ;)

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L’Italia è attraversata da una grande emergenza.
Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società.
Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro.
Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.
Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.
È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta.
È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere. Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa.
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose.
Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà.
È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo. Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo.
Ne va del nostro futuro.

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Decine e decine di grandi nomi della carta stampata, dell'informazione televisiva, del cinema, dell'università e della finanza hanno già sottoscritto questo appello.
Per aderire e per saperne di più, visita
www.appelloeducazione.it, oppure copincollalo sul tuo blog.




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25 gennaio 2006

Latitanza

Salve a tutti e scusate la latitanza ma, tra lavoro, studio, pc “capriccioso” e bei momenti di vita quotidiana, in questo periodo non sono proprio riuscito ad aggiornare il blog.
Ringrazio quelli che sono passati a trovarmi qui e quanti mi hanno scritto tramite mail: è bello essere vicini, anche in questo modo.

Provo a rispondere a quanto scrivete negli ultimi commenti:

> female: grazie, metto quello che mi ronza in testa in quei momenti.
> wde72: un abbraccio a te, lupacchiotto… ma per la partita di giovedì, fossi in te, non mi azzarderei tanto :P
> alex: sorry, ma al momento non ho intenzione di fare tool a chi ne ha già avuta una. sarebbe ingiusto nei confronti degli altri bloggers che la chiedono per la prima volta. spero capirai.
> erica: passa più spesso, allora. grazie e a presto.
> libera: è sempre bello trovare le orme del tuo passaggio nella mia cameretta virtuale.
> viola: son tornato solo oggi e non ho avuto modo di risponderti. in ogni caso, puoi lasciare la tua richiesta di tool nella sezione apposita…
> suggestioni: grazie per i complimenti. Riguardo ai programmi per la grafica, usi già il più “figo”: photoshop è il top per quello che concerne il fotoritocco. per la grafica vettoriale, invece, uso corel draw e freehand. buon lavoro, dunque.
> neverland: gaber è un grande, hai ragione.
> serafico: un saluto a te.
> giojolla: mi spiace, vale quanto detto su per alex: niente tool a chi ne ha già avuta una.
> keshya: far sentire la mia mancanza? naaa, è solo un periodo un po’ “così”… grazie, passo a trovarti.
> trenidicarta, apeblog, unonessunocentomila: un saluto a voi, e forza gg.
> james: auguri per il nuovo blog. passo da te, poi, chissà…




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16 gennaio 2006

[ Recensioni ] C'è un'aria

Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.

E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un’idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

E c’è un gusto morboso del mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciate almeno l’ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...
che manca, che manca, che manca l’aria.


Giorgio Gaber / Io Non Mi Sento Italiano (2003) / C'è Un'aria




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15 gennaio 2006

[ Elucubrazioni ] Aria di campagna (elettorale)

- Picco d'ascolti ieri sera per Fazio.
- Vabbè, con tre comici di quel calibro son bravi tutti!




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14 gennaio 2006

[ Recensioni ] I vecchi muoiono, i giovani crescono, le mamme imbiancano, i bambini rompono i coglioni

 VENTI NOVEMBRE, 1983.

Creature scure e grandi come scarpe da bambino stanno sfrecciando nel cortile sul retro. li sento da dietro i vetri, li sento volare bassi, lanciano uno squittìo orribile, non capisco se siano tipo merli o tipo pipistrelli.
Forse i pipistrelli non squittiscono, e comunque neanche i merli lo fanno, e in ogni caso a questo punto della notte dovrebbero già dormire nei loro nidi da merli, credo. Vengo via dalla finestra, provo a concentrarmi sulla musica.
This in not a love song, dei Public Image Limited, la voce è quella di John Lydon, non so se vi possa suggerire qualcosa, o perlomeno inquietare un poco.
Il fatto è che la bronchia al vetriolo del Lydon si adatta alla perfezione a determinate scenette celebri della cosiddetta vita: i vecchi muoiono, i giovani crescono, le mamme imbiancano, i bambini rompono i coglioni. Tutto sotto controllo. Gli studenti danno e non danno esami, le belle fiche si fanno o non si fanno scopare, il barman prepara o non prepara il peggior martini vodka della vostra vita. Sette o otto paginette di regole fotocopiate sarebbero sufficienti per spiegare a uno zulù come vivere in società e avere un discreto successo nei salotti, il tutto organizzato da ultras dell’ordine democratico. Noi no. Per il sottoscritto, per il Cousin, Raimundo e Dietrich, no. Siamo la frangia irrecuperabile di una battaglia che non si poteva nemmeno cominciare, siamo l’insensatezza, lo sradicamento, la violenza. E’ nostro dovere morale affondare quell’universo dolcificato e musicato da Cerrone. Ed è per noi una bandiera fare vita da guerrieri metropolitani, come una wilde clique berlinese d’inizio secolo. Sono debolezze forse, ma ci si continua a radunare intorno a quelle vecchie icone e modi di dire, ci si identifica meglio col nostro ruolo di vespisti e public relation men dell’apocalisse.


da Bastogne di Enrico Brizzi
I Miti Mondadori – ISBN 88-04-45462-8 – 6.900 Lire




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14 gennaio 2006

[ Tool ] Kiki



Lei è fatta di terra e di pietre, di erba, di alberi e corsi d’acqua...
E' fatta di corse d’estate, di risa e ginocchia sbucciate.




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14 gennaio 2006

[ Recensioni ] Questa è casa mia, o se preferite: Io qui mi sento protetto

 TREDICI NOVEMBRE, 1983.

Nella sera gelata di novembre Raimundo combatte gli invasori spaziali su Colecovision.
Ermanno tratta le bolle di pakistano ammorbidendole su una candela. prima le scalda, poi ci affonda la lama del coltello e le riduce in tagli minori, attento a non sbriciolarle. Ha una clientela talmente bamboccia e affezionata che non si premura nemmeno di pesare tutti i pezzi prima di avvolgerli nella plastica trasparente.
Nelle loro camere e nelle agendine telefoniche, i due amici hanno quel che serve a farli stare tranquilli. La luce è tiepida e in certo modo quieta, l’atmosfera rilassata, i piedi frusciano volentieri sul tappeto e lo sguardo lentissimo scivola sui dettagli gonzi dell’appartamento, lieto di affermare: Questa è casa mia, o se preferite: Io qui mi sento protetto.

da Bastogne di Enrico Brizzi
I Miti Mondadori – ISBN 88-04-45462-8 – 6.900 Lire




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13 gennaio 2006

[ Tool ] ControlC



Arrestato per detenzione e spaccio di materia grigia d'importazione cinese, sotto tortura, pare abbia dichiarato:

Quando sono felice mi infilo oggetti nel naso, preferibilmente ferri da calza. Amo lavarmi le ascelle prima di infilarmi una nuova canottiera tutte le mattine, salvo quando sono in viaggio, per cui le 'magliette di sotto' rimangono appiccicate alla pelle per più di un giorno ed una notte. Salvo rare eccezioni, bevo sempre qualcosa di caldo prima di andare a letto, nella buona e nella cattiva stagione, in salute e malattia, in ricchezza o povertà, fin che morte non mi separi dal bollitore. Lamentarmi è il mio sport preferito... del lavoro, dei miei capelli, dell'odore dell'ammorbidente, della sfumatura cyan del mio maglione giallo... Faccio il segno della croce prima di addormentarmi...Non si sa mai!

Colpevole o innocente?




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10 gennaio 2006

[ Tool ] PaoloMossetti



Veni, vidi, vomit.
The vicious blog of POL MOSS!




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9 gennaio 2006

[ Elucubrazioni ] Blog Generation? Potrete dire "IO CERO"

Mmm, stando ai risultati del test... troppo "convinti" noi bloggers cannolicchi! Delle due, una: o il test è "tarocco" o la convivenza sul cannocchiale ci ha resi tutti simili.
Per me e per voi, ci perdoni il Dovigi (autore del test), propenderei per la prima: le domande sono "giuste", come si suol dire... E’ nelle risposte che è già tracciato un solco abbastanza netto, un percorso pressoché obbligato che finisce per omologare i punteggi.
Ma tant'è: questo è solo un test, i profili sono solo profili di un test e il libro resta un'ottima lettura.
Grazie a quanti l'hanno fatto...
Tornerò sull'argomento blog di tanto in tanto. mi diverto a bloggare, così mi piace capire le dinamiche di questo che ormai ovunque è definito "Fenomeno blog", "Blog revolution" e giù fino ad etichettare questi tempi come quelli della "Blog generation" (vedi Giuseppe Granieri).
Stiamo facendo la storia, miei cari: la nostra piccola personale, intendo, e, di conseguenza la Storia, quella un pò più grossa e "impersonale".


- Nonno, nonno, alla cyber-scuola la cyber-maestra sta cyber-spiegando il cyber-capitolo 5 del cyber-libro di storia: cyber-parla degli anni della ploc-cerenescion...
- ...Della ploc-che?
- Ploc... bloc... cerenescion, nonno! Non ne sai niente?
- Mmm, bloc... bloc... bloc... vediamo un pò... potrebbe essere "blog"? Ecco, blog generation?!
- M! E io che ho detto, no'?
- ...Ah... ... ... ...
- No', non ti senti bene?
- No, no, tranquillo Nerokiarino*... nonno stava solo ricordando quegli anni andati...
- ...Dove so' andati?
- Ah, se queste mani e questi occhi potessero parlare... Racconterebbero di migliaia di post scritti e letti... di commenti copincollati e di visite inaspettate... di video-post, di cannolendari e di pagine nere glitterate da mal di testa... Ah... quelli sì che erano bei tempi...
- Nonno, sicuro di sentirti bene? Un pò di cyber-frebbe? Una cyber-bronchite?
- Ma che bronchite?! Quale frebbe?! ...Al limite... FEBBRE! Ma non è colpa tua... sei nato nella saiber-generation, e tant'è.
- Allora no', 'sta bloc-blog-cerenescion?
- ...E daglie! Vabbè Nerokiari', prendi una di 'ste cavolo di cyber-sedie e mettiti comodo, chè nonno tuo ti racconta un pò come sono andate le cose...
- Ae', nonno, io c'ho da cyber-fare... c'è la mia nuova cyber-tipa che mi cyber-aspetta. Sai, ieri l'ho cyber-incontrata e così ci siamo dati un cyber-appuntamento per cyber-baciarci un pò oggi.
- M? Incontrata ieri? Saiber-baciarvi? E viene qua? In camera tua? ...Se tua madre vi scopre, io non so niente, capito?
- ...Ma che camera?! Che scopre?! Oggi ci si bacia tramite cyber-net... Mi so’ scaricato un nuovo cyber-programma… ‘Na cyber-figata! Praticamente, ti cyber-connetti, fai doppio-cyber-clic sulle cyber-labbra della cyber-tipa che ti cyber-piace… appoggi il cyber-mouse alla tua bocca e il cyber-bacio comincia…
- M?
- Eh già! Niente alito di fogna, senza tutta quella bava, i virus, e tutto quello schifo dei tuoi tempi…
- M?
- Ah, e puoi pure impostare il tipo di cyber-bacio! Alla cyber-francese, alla… chenesò… ce ne sono tanti… Pensa, ce ne pure uno “alla saliva”… deve essere ispirato ai tuoi tempi…
- M?
- Capito, nonno? E’ tutta un’altra cyber-storia la nostra! Ti piaceresse, eh?
- …Non sai(ber) quanto…
- Vado, va. Non vorrei che la tipa si stanca e doppio-cyber-clicca su qualche altro…
- E no, sarebbe un saiber-peccato... Dopo tutta la saiber-fatica che hai fatto per saiber-conquistarla! ...Ah, riguardo alla blog-generation, Nerokiari’… io c’ero.
- ...Come dici, no’?
- C’ero!
- Ae’, da mo che non ci sono più: ci sono le cyber-candele ora! Cyber-aggiornati nonno!
- M.


* Eh sì, Nerokiarino... Almeno l'usanza del nome tramandato saremo riusciti a cyber-conservarla!




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7 gennaio 2006

[ Recensioni ] E tu, che blogger sei?

Il moto di espansione dei blogger è silenzioso e pacifico, non è guidato da gruppi di potere o forti individualità, non è organizzato, si sviluppa vi cavo con apparecchiature elettroniche e digitali di cui tutti possono dotarsi, non conosce il limite dello spazio e del tempo, è planetario.
Stiamo vivendo l’alba di un fenomeno che nei prossimi anni cambierà il modo di fare comunicazione e informazione nel mondo? Questo fenomeno, che si fonda sul diritto di espressione per tutti, ci regalerà più democrazia e libertà?
Vedremo.
La scommessa dei blog è cominciata.

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Così, Maurizio Dovigi (milanese giornalista pubblicista e scrittore, si è laureato in sociologia, ha conseguito un master in giornalismo, ha studiato presso la University of San Francisco, ecceteraeccetera), ipotizza dalle prime pagine del suo manuale.
 
WeBlog, Personal Publishing (ed. Apogeo, ISBN 88-503-2131-7, 10 Euro):
un centinaio di pagine piacevoli da leggere tanto per contenuto (cos’è e come si crea un blog) quanto per stile (colloquiale e immediato – senza troppi tecnicismi che ti fanno saltare di capoverso in capoverso alla disperata ricerca di un appiglio un po’ meno palloso – con quel pizzico di idealismo che non guasta). Il fenomeno dei blog, insomma, spiegato, ma ancor più raccontato da un blogger e da alcuni “veterani” del blogging all’italiana.

Vi sottopongo il simpatico test riportato a fine volume:

CHE TIPO DI BLOGGER SEI?

Rispondi alle dieci domande, calcola il punteggio finale e verifica che tipo di blogger sei!
Questo test è riservato a coloro che hanno già avuto esperienze di “blogging”, non ha validità per quanti non hanno mai bloggato.

1. Cosa contiene il tuo blog?
a) Libere idee e libere opinioni.
b) Tanti link.
c) Il mio diario personale.
d) Argomenti legati al mio lavoro.
e) Argomenti legati ai miei hobby/interessi.

2. Con quale frequenza senti l’impulso di postare qualcosa sul tuo blog?
a) Sempre.
b) Una volta al giorno, tutti i giorni.
c) Minimo una volta la settimana.
d) sento il bisogno solo quando ho l’ispirazione. La frequenza dipende dai momenti e dai periodi che sto vivendo.
e) Raramente.

3. Perché hai un blog?
a) Per aiutare le persone.
b) Per esprimere i miei punti di vista.
c) Perché il mio telefono non squilla da troppo tempo.
d) Perché è di moda.
e) Perché esisto.

4. Quanti link contiene il tuo blog?
a) 0.
b) 1-10.
c) 11-20.
d) 20-50.
e) Oltre 50.

5. Qual è il tono/stile del tuo blog?
a) Incisivo e critico.
b) Distaccato e neutrale.
c) Personale, confidenziale.
d) Interiore, rispettoso, filosofico.
e) Amichevole e gaio.

6. Leggi altri blog?
a) Mai.
b) Solo quei pochi che mi interessano.
c) Abbastanza.
d) Spesso.
e) Continuamente.

7. Preferisci bloggare o…
a) Navigare in internet.
b) Conversare al telefono.
c) Chattare in internet.
d) Guadare la tv.
e) Nessuna delle precedenti. Preferisco bloggare.

8. Cosa pensi del fenomeno blog?
a) E’ una rivoluzione che cambierà il modo di fare editoria.
b) E’ una moda, un gioco.
c) E’ un nuovo e originale mezzo di comunicazione.
d) E’ un modo come un altro per comunicare.
e) E’ un’invenzione modello acqua calda.

9. La grafica del tuo blog è…
a) Personalizzata senza foto.
b) Personalizzata con foto.
c) Solo testo su campo scuro.
d) Solo testo su campo chiaro.
e) Solo testo su campo colorato.

10. Come hai scoperto l’esistenza dei blog?
a) Per caso, navigando in internet.
b) Leggendo il giornale.
c) Leggendo una rivista specializzata (comunicazione, computer, editoria, eccetera).
d) Ne ho sentito parlare da amici/conoscenti.
e) Grazie a questo libro.

PUNTEGGIO

1. a=3; b=4; c=2; d=0; e=1.
2. a=4; b=3; c=2; d=1; e=0.
3. a=2; b=3; c=1; d=0; e=4.
4. a=0; b=1; c=2; d=3; e=4.
5. a=4; b=0; c=3; d=2; e=1.
6. a=0; b=3; c=4; d=2; e=1.
7. a=2; b=1; c=3; d=0; e=4.
8. a=4; b=1; c=3; d=2; e=0.
9. a=3; b=4; c=0; d=1; e=2.
10. a=4; b=2; c=1; d=0; e=3.

PROFILI

0-10 punti.
Sei il classico “blogger per caso”. stai bloggando giusto per provare la novità del momento.
Vivi il blogging come un gioco di cui ti stancherai presto.

11-20 punti.
Quando fai blogging ti senti come Alice nel paese delle meraviglie. Ti piace postare i tuoi scritti e ti piace visitare altri blog. Lo fai un po’ per diletto, un po’ per passione, quindi solo se hai voglia e tempo, senza esagerare. Il blogging è semplicemente una delle tante componenti della tua giornata. Capti che il fenomeno ha delle potenzialità future da esprimere, ma ti fermi a questa sensazione, non vai oltre.

21-30 punti.
Sei un blogger convinto. Credi che il blog cambierà molte cose nel mondo dell’editoria e della comunicazione. Fai blogging perché ti piace dire ciò che pensi, credi o reputi degno di interesse all’universo potenziale. Non importa se questo universo sia costituito da uno o un milione di visitatori del tuo blog. hai uno spirito libero e vorresti che nel mondo si comunicasse si informasse liberamente senza i filtri, i controlli, le censure e le manipolazioni del “sistema”.

31-40 punti.
Il blog e il blogging sono la tua nuova religione piuttosto che la tua nuova filosofia di vita ed occupano uno spazio sostanziale nella tua giornata tipo. Stai prendendo la cosa troppo seriamente. Gli estremismi fanno perdere il senso della misura e il senso della realtà delle cose.


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Allora, com’è andata? Modaioli o maniaci del blogging? Io sono risultato “un blogger convinto”, della terza specie… ad un passo dalla follia bloggicida, quindi.
Fatemi sapere, e argomentate pure… potreste finire citati nella mia tesi ;)
Cià uagliù,
e buon weekend.

piesse: Ah, leggete il libro del Dovigi: è davvero interessante! ...E poi, a 10 euro...




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5 gennaio 2006

[ Tool ] WdE72



Non vedrai nessuna cosa al mondo più grande di Roma.

Una passione, la sua, più forte della mera fede calcistica. Contagiosa, anche per uno "gliuventino".




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5 gennaio 2006

[ Elucubrazioni ] Le mie STRANABITUDINI

Pensar, Piedina17 e Arwen mi hanno invitato a partecipare a questo gioco.

Regolamento: il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.

Quete sono le mie 5 stranabitudini:
 

  1. Tormentarmi la barba in continuazione mentre studio o lavoro al pc. (Oh no, anche ora!)
  2. A casa, in pantofole, ficcare entrambi i piedi in una sola ciabatta. (Fortuna che fuori ho le scarpe…)
  3. Mangiare di pari passo il secondo e il contorno dal piatto. Devono finire insieme. (Maniacale!)
  4. Sgusciar via, senza un briciolo di savoir-faire, dai gruppetti di commiato che si formano a fine serata. (Asociale!)
  5. Risvegliarmi dopo un po’ per guardarla mentre dorme. (Giurerei che lei fa lo stesso!)

I miei 5 "nominati" sono: Libera_Sognatrice, Rimesparse, Serafico, UnoNessunoCentomila e Attesa.




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4 gennaio 2006

[ Tool ] Treni di carta



Lei viaggia sui binari della vita.
A me son piaciute le sue parole, così ho deciso di regalarle la mia prima tool del nuovo anno.
A proposito, buon anno a tutti.

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Mi piacciono le strade. Le piste. Le rotte.
Di cielo o di terra o di mare. Svelano percorsi e, con essi, infinite possibilità. Storie. Incroci-incontri e sentieri-solitudini. Paesaggi. Domande e risposte. Tante le prime, poche le seconde. Luoghi dell’anima.

Mi piace la strada che si fa. Mutevole.
Ci sono strade che si srotolano, come nastri di seta nera.
Da guidarci sopra senza troppi pensieri. Oppure con.
Ci sono strade diritte da percorrere con decisione e una certa tranquillità.
Ci sono strade con curve pericolose o con curve da scivolarci sopra piano.
Ci sono strade con tanti incroci, che impongono scelte. Impegnative. Da pensarci su.
Ci sono strade che non sai dove portano, ma che sai che devi prendere. Lo sai, ma non perché.

Mi piace la strada che porta. Vicino o lontano. Ma che comunque va.
Esalta l’istinto ancestrale. La febbre dell’andare.
Mi piace ogni suo passo. Impolverato, infangato, aiutato, accelerato, rallentato, sospirato.
Mi piace ogni suo paesaggio. Ogni confine attraversato. Ogni scorcio immortalato. Ogni soglia varcata. Ogni vastità ammirata. Ogni oasi di sosta. Ogni caravanserraglio di passaggio. Ogni sasso.

Mi piace la strada che incontra e che racconta.
Le mappe da consultare in sintonia, sorsi di borraccia da condividere, fuochi di notte per riprendere il fiato. Parole d’alba.
Parole di strada.

Mi piace la strada che sale e che isola.
Quella che alla fine è silenzio tranne il vento.

Mi piace la strada. Anche quando ho paura.
Ma c’è chi dice che gli ostacoli sono sempre e solo tanto grandi quanto la capacità di superarli.
Mi piace la strada che cresce e che fa crescere. Anche quando fa paura.

E domani è l’ultimo giorno di lavoro e cambio strada.
E questo un po’ paura la fa.
Sul ciglio della strada osservo l’incrocio e immagino quelli esponenzialmente più in là.
E ho la bussola in mano. E ho qualche cartiglio arrotolato.
Il binocolo non fa parte del bagaglio.
E ho le stelle. Ed i licheni sui tronchi degli alberi.
E compagni di viaggio e il gufo saggio..

Mi piace la strada che si indecide.
E che a volte e quando soprattutto si decide.

Perché indica che è il momemto di alzarsi.
Di alzarsi e di ripartire.


TrenidiCarta




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Chi sono

Mi chiamo Christian Aletto
e mi occupo di design della comunicazione visiva.

Dal 2002, con lo studio Nerokiaro 
realizzo prodotti per il web e la stampa e sviluppo strategie di comunicazione integrata per enti, istituzioni e aziende;
dal 2006 sono anche art director 
della web agency Dol.

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