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design della comunicazione visiva


Sottolineature


27 aprile 2010

[ Sottolineature ] Bruno Munari, Fantasia


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26 gennaio 2010

[ Sottolineature ] Antonio Romano e il caso Roma

Il caso Roma è il tema della conferenza tenuta da Antonio Romano (InArea) a Firenze per la due giorni di Più Design Può svoltasi a Palazzo Medici Riccardi il 22 e il 23 maggio scorso.


28 luglio 2009

[ Sottolineature ] Bob Noorda: design a lunga durata

bob noorda"Sono solo un modesto visual-designer", si schermisce Bob Noorda una delle leggende italiane e mondiali del design e della creatività, seduto sul palco del Teatro degli Impavidi, al workshop intitolato L'essenza del comunicare. Noorda ha animato la scena italiana e internazionale dai primi anni Sessanta, ha vinto quattro Compassi d'Oro, il premio più prestigioso nel campo del design industriale nazionale, ha lavorato a fianco dei grandi imprenditori ed editori italiani. Iniziando proprio con Pirelli, un brand ormai leggendario, e proseguendo con Olivetti, Barilla, Mondadori, Coop, Enel, ma anche con enti come il Touring Club Italiano, la Metropolitana di Milano o la Regione Lombardia - per la quale ha ideato, con Tovaglia e Sambonet, il celebre logo. Suo il colpo di genio della segnaletica a fasce nel metrò, adottato poi a Londra, ma anche a San Paolo, New York e Napoli (tre metropolitane su cui ha lavorato egli stesso).

"Sono un grafico. E devo pensare a comunicare con i marchi, il logotipi, nel tempo." - illustra Noorda, mentre dietro di lui scorrono le diapositive delle sue creazioni; spesso una sorpresa per il pubblico, che riconosce marchi celebri, si stupisce e mormora con gusto. "Ho studiato ad Amsterdam, ma fra gli Stati Uniti e l'Italia, ho scelto il vostro paese. Questo perché negli anni Sessanta il vostro design era molto considerato. A differenza che negli Stati Uniti, inoltre, in Italia il designer è sempre stato più libero di ideare, perché non impegnato anche negli aspetti produttivi e manageriali."

"Ho realizzato circa 150 marchi, nella mia vita." - continua il maestro - "ho lavorato per l'editoria, con Mondadori e Feltrinelli, curandone la grafica, la visual and corporate identity, l'immagine. E sono lieto che, dopo tanti anni, molte delle mie impostazioni grafiche siano ancora valide."

"Mio - racconta ancora - è il pittogramma del self-service delle stazioni di benzina, originariamente ideato per Agip, insieme con il restyling del vecchio logo. Così come ho realizzato per la Birra Dreher il primo esempio di immagine codificata in un manuale d'uso del logo, dalle etichette, ai tappi, fino alla forma delle bottiglie."

"Del logo della regione Lombardia, ricordo che Munari mi disse - 'è un logo giusto: ha forza, si memorizza bene, anche un bambino riuscirebbe a ricordarlo'". Noorda tiene molto alla durata del logo e alla semplicità del segno: "se progettare loghi è comunicare un valore forte, progettare la segnaletica è una questione diversa. Occorre saper comunicare, ragionando in un'ottica di servizio." Segue una rassegna del packaging, ideato per lo più per il settore dei cosmetici. Bob Noorda ha chiuso il suo intervento fra l'entusiasmo generale e ha concesso poi gentilmente, come Caiazzo, una rapidissima intervista per Daemon Magazine.

Lei è considerato un maestro indiscusso per quello che riguarda il visual design e la progettazione delle corporate identities, sopratutto per la capacità di condensare interi universi aziendali e istituzionali in un logo o in un progetto grafico. Se la sente di rivelare ai lettori di Daemon Magazine i segreti, le "regole d'oro" per progettare un logo di successo?

Regole... in realtà non ci sono regole. O meglio posso rivelarvi quello che ho imparato e ho messo in pratica in tutti questi anni, frutto dell'esperienza.
Un logo deve essere innanzi tutto memorabile e memorizzabile, cioè deve "restare nella mente". Deve essere quindi semplice, intuitivo, diretto e razionale. Tutto questo è possibile solo studiando a lungo e con estrema attenzione i valori sottostanti alla realtà che vogliamo descrivere, quello che sta dietro alla marca, considerarne minuziosamente ogni aspetto. Un logo ben disegnato nasce da un vero studio, da un'analisi estremamente dettagliata.
Non occorre cercare per forza la novità, la sorpresa a tutti i costi, l'originalità, l'effetto. Occorre invece trovare l'idea forte che sta dietro a un fatto, a un evento, a una marca, quello che la rende unica e riconoscibile. Prenda il logo che ho ideato per Enel: c'è l'idea del sole, dei raggi radianti, dell'energia, ma di un'energia che è ben piantata in terra, che, come un albero, ha salde radici. Ecco. Questo è progettare il logo: trovare l'idea forte e riprodurla con vigore nel segno, esprimendola in modo che sia riconoscibile.

Durante la conferenza ha fatto un'osservazione particolarmente significativa: ha detto che le sue realizzazioni sono state sempre studiate per resistere nel tempo, per durare il più possibile. Ecco: nell'era di Internet, di una comunicazione frenetica, sempre più inclazante, sempre più effimera, è cambiato qualcosa nel design? Occorre per così dire adeguarsi ai tempi rapidi della rete, o piuttosto ha ancora più valore un design pensato per un ciclo di vita duraturo?

Io non ho mai creduto nel design fatto al volo, in chi fa decine e decine di schizzi al giorno, oppure butta là due segni in fretta, uno dietro l'altro e dice: "Grande! Ecco l'idea! Questa si, questa no, questa ancora si...." Non è il mio modo di fare design. Un grande design richiede tempo e fatica. Ripeto: una buona idea è frutto di lunghe riflessioni e di uno studio meticoloso del problema. No, decisamente il design pensato per durare, quello progettato e meditato a lungo, quello "pensato bene", rimane, credo, il migliore design.


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2 aprile 2009

[ Sottolineature ] Nulla è mai stato più intollerabile della libertà per l'uomo

«Tu vuoi andare nel mondo e ci vai a mani vuote, con la promessa di una libertà che gli uomini, nella loro semplicità, nella loro debolezza e nel disordine che è insito nella loro natura, non possono neppure concepire, della quale hanno paura e terrore, giacché nulla è mai stato più intollerabile della libertà per l'uomo e per la società umana! Io ti dico che non c'è per l'uomo preoccupazione più tormentosa di quella di trovare qualcuno al quale restituire, al più presto possibile, quel dono della libertà che, povero disgraziato, ha avuto al momento di nascere. Tu hai scelto tutto quello che c'è di più insolito, di più problematico, hai scelto tutto quello che era superiore alle sorte degli uomini, e perciò hai agito come se tu non li amassi punto. E chi è che ha agito così? Colui che era venuto a dare per loro la sua vita! Invece di impadronirti della libertà umana, l'hai moltiplicata, e hai oppresso per sempre col peso dei suoi tormenti il regno spirituale dell'uomo. [...] Se tu lo avessi stimato meno, gli avresti anche chiesto di meno, e questa sarebbe stata una cosa più vicina all'amore...».

da I fratelli Karamàzov, Fëdor Michajlovic Dostoevskij


13 marzo 2009

[ Sottolineature ] Wow


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World Builder from Bruce Branit on Vimeo.


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11 marzo 2009

[ Sottolineature ] "Mi fai il logo più grande?"


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10 marzo 2009

[ Sottolineature ] Non ho capito

Padre di Gaetano: T'ha telefonato una guagliona.
Fratello di Gaetano: E chi era?
Padre di Gaetano: Non ho capito, 'o nomm me l'ha detto pure due o tre volte ma ... non ho capito.
Fratello di Gaetano: E nun 'o putive scrivere?
Gaetano: Ma se t'à ditt che nun ha capito che doveva scrivere? NON HO CAPITO!

da Ricomincio da tre




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18 febbraio 2009

Sono cane canissimo



Tra di noi chi paga sono solo io
e del resto non fa nulla
forse forse erano meglio le fragole
tu ti eri solo perso.
Sono bello sono bellissimo
sono bravo sono bravissimo
sono solo sono solissimo
però poi mi sono dato un limite
non ho spinto più sulle favole
sono rimasto solo senza alibi
e ho sognato un bosco senza fragole
e son caduto su di te.
Pene dell’inferno per me
non voglio pene senza fine per te
ma solo bene e certezze per te
non ho non è non ha non ho.
Sono cane cane canissimo
sono furbo furbo furbissimo
sono solo solo solissimo
però poi mi sono dato un alibi
la paura paura di vivere
non posso star solo senza vincere
perchè morir senza le fragole
e son caduto su di me
delusa?
Pene dell’inferno per me
non voglio pene senza fine per te
ma solo bene e certezze per te
non ho non è non ha non ho
Pene dell’inferno per me
non voglio pene senza fine per te
ma solo bene e certezze per te
non ho non è non ha non ho
Non è non è non è che non ti capisca
però però non ho tempo
domani domani domani chi sa?

Il bosco delle fragole, Francesco Tricarico


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6 febbraio 2009

«La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio»

Ci vorrebbe una carezza del Nazareno» dice a un certo punto, e non è per niente una frase buttata lì, nella sua voce non c'è nemmeno un filo dell'ironia che da cinquant'anni rende inconfondibili le sue canzoni. Di fronte a Eluana e a chi è nelle sue condizioni — «persone vive solo in apparenza, ma vive » — Enzo Jannacci, «ateo laico molto imprudente», invoca il Cristo perché lui, come medico, si sente soltanto di alzare le braccia: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l'alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale».

È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
«Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».   leggi tutto

da Corriere.it


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26 gennaio 2009

[ Sottolineature ] Cerutti Gino


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8 gennaio 2009

[ Sottolineature ] Una parola che non succede mai

[...] Perché il Mistero torni a noi familiare, occorrono persone che costantemente ci correggano, che ci facciano andare avanti quando ci fermiamo nell’apparenza delle cose, che ci rimettano in carreggiata quando usciamo di strada. Abbiamo bisogno di testimoni, cioè di amici che riconoscono il Mistero presente e che ci aiutano a riconoscerLo, senza sostituirsi a noi nel nostro rapporto col Mistero. Amici, cioè testimoni che non ci risparmiano il cammino della nostra ragione e della nostra libertà.
Questo libretto può essere un aiuto per vedere il tipo di lavoro che ci aspetta sul contenuto degli Esercizi della Fraternità. Lo offriamo a tutti come esempio di questo impegno necessario per vivere, senza il quale Cristo può rimanere inesorabilmente lontano dal nostro cuore, come una “parola” che non succede mai nella nostra vita. Siamo amici per questo.

Julián Carrón
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Amici, cioè testimoni
Assemblea Internazionale Responsabili di Comunione e Liberazione
La Thuile, 25 - 29 agosto 2007

Pdf scaricabile del libretto


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19 dicembre 2008

[ Sottolineature ] Che fine hanno fatto quelli di Street Fighters?



Eccoli. C'è tutta la serie...


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9 dicembre 2008

[ Sottolineature ] La mia vita disegnata male



intervista barbarica a Gipi
da Le invasioni barbariche di venerdì 5 dicembre 2008



Io Gipi lo conosco. Ma non da tanto. Strano. In una città come Pisa si è sempre convinti di conoscersi tutti, e io ci ho passato i primi 35 anni della mia vita, e lui i primi 40. E in effetti poi è venuto fuori che frequentavamo le stesse persone, gli stessi posti, facevamo le stesse fesserie da giovani (no, lui ne faceva di più, come vi dirò tra poco). Però ci siamo incontrati solo molto dopo, e siamo diventati molto amici. O almeno credo: Gipi ha un’inclinazione instancabile a raccontare e raccontarsi per cui dopo una sera non puoi non pensare che siate molto amici.
Gipi, secondo il Wall Street Journal, “non ha rivali nella raffigurazione delle pose e delle svogliatezze dell’adolescenza”: lo hanno messo il mese scorso tra i sei più interessanti autori di graphic novel in Europa. Ma gli altri non gli legano le scarpe.
Gipi, secondo me, è l’autore del più bel romanzo uscito quest’anno. Si chiama “La mia vita disegnata male” – e già il titolo è formidabile – ed è appunto un romanzo disegnato. Sarà in edicola per Fusi Orari (la casa editrice di Internazionale) sette novembre. Gipi si chiama GianniPacinotti, cognome molto pisano, e la gente si ricorda di lui perché è quello che illustra spesso le pagine centrali di Repubblica con i suoi acquarelli e che ha una striscia fissa su Internazionale: non si guadagna una notorietà nazionale facendo solo grandi romanzi disegnati. Neanche se poi vincono premi e critiche eccellenti in molti posti del mondo. Ma in molti posti del mondo hanno portato le pose e le svogliatezze dell’adolescenza pisana – lo dico con orgoglio – e anche la geniale capacità di raccontare di Gipi. Dentro “La mia vita disegnata male” c’è la sua vita fino a oggi, una specie di seduta psicanalitica disegnata, alternativa a quelle tradizionali e fallimentari a cui si è sottoposto per superare i suoi traumi infantili (il maniaco che entrò nella sua casa al mare quando era piccolo) e i suoi malanni di salute. “Gianni, ma sei sicuro di raccontare tutte queste cose di te?”, gli chiede la sua fidanzata. “Perché? Sto solo parlando del mio problema al pisello”, spiega candidamente lui. “È che non mi hanno fatto il pudore”, dice: ma è un limite che diventa una dote straordinaria agli occhi dei lettori. Che vengono travolti da un ipnotico repertorio di casini giovanili: droghe, problemi con le ragazze, sensi di colpa, maldestri tentativi di suicidio, omosessualità latenti, pentole lasciate sul fuoco, dieci giorni in galera. “E sapessi quante ne ho lasciate fuori: potrei farci un altro libro”. Anni addietro Gipi incontrò Andrea Pazienza, che gli disse di cercare di scoprirsi e di capirsi, e di essere sincero: e se ne vedono spesso le tracce, nelle tavole di “La mia vita disegnata male”. Ci sono momenti di genio narrativo, alternati a momenti di poesia, a momenti di cinismo ribelle, a scarti formali improvvisi. E c’è l’idea, che sta alla base dei più bei romanzi disegnati recenti, che tutte le nostre vite rimangano poi sempre attaccate e aggrovigliate a quando avevamo dieci, quindici, vent’anni: sia che li ricordiamo con nostalgia o con raccapriccio, viene tutto da lì. 

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da Wittgenstein


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9 dicembre 2008

[ Sottolineature ] Miss Galassia



È uscito “Miss Galassia”, un libro illustrato per bambini edizioni Orecchio Acerbo.
di Stefano Benni, disegni di Luci Gutiérrez
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25 novembre 2008

[ Sottolineature ] Ti porterò là dove splende il sole

Lasciami capire
perché ancora non so
da che parte ti cercherò
ora che senza te
non si può più stare
e stanotte vorrei
parlarti come non ho fatto mai

Insieme a te
vorrei vivere un amore
io cambierò
anche tu puoi farcela se vuoi

poi mi dirai cosa devo fare
per averti ancora
e se ancora non ci credi
ora guardami mentre ballo nel circo
e mi inchino ai tuoi piedi

Ma non fermare ora
questo amore che ho
puoi spiegarmi, ti ascolterò
tutto quello che dirai
nel cuore mio terrò
dimmi che domani mi amerai

ti aspetterò
sotto a un temporale
cancellerò
ogni dubbio ch’è rimasto dentro me

ti porterò là dove splende il sole
e fra tanta gente, tu
un sorriso farai
e ritornerà nei miei occhi l’amore
sognato da sempre

Ma non fermare ora
per favore ora no
fammi entrare, non dire no

tutto il resto se ne va
e ancora io non so
se anche tu domani mi amerai

se anche tu domani mi vorrai lì con te
se anche tu domani mi amerai
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Non fermare ora
, Il pane, il vino e la visione
Sergio Cammariere
Parole di Roberto Kunstler
Ascolta su Youtube


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19 novembre 2008

[ Sottolineature ] La verità su Facebook

[...] Ora, io non escludo che le dee che avrebbero dovuto premiarmi con la loro considerazione possano avermi visto come uno zampirone, non lo escludo neppure un po’, tuttavia resta la delusione, di un genere che ti riporta all’alba chiara dell’adolescenza, e assieme alla delusione riecco il fantasma di Facebook, meglio, un suo antenato, ovvero la parete rischiarata al ducotone del cesso dei maschi della scuola media statale “Antonino Pecoraro”, a Palermo, addirittura durante l’intero anno scolastico 1968-1969.

Successe infatti che una mattina, proprio come nella poesia di Brecht che narra del muro di una cella di San Vittore durante il fascismo, vedemmo affiorare una scritta apologetica, arcana, assoluta, testuale: “Suca il cazzo di M.”. Il sopralluogo del preside scortato da uno dei suoi segretari, giunti lì per constatare la straordinarietà della cosa, certificò ancora di più l’estrema considerazione che talune e forse perfino taluni provavano nei confronti del membro citato. Sta di fatto che, forse a mo’ di monito, i bidelli impiegarono un po’ di tempo prima di cancellarla, tuttavia dovettero presto accorgersi che si era trattato di un lavoro inutile, perché infatti la scritta riapparve nello stesso punto poche ore dopo, seguita da una serie di commenti in fila, proprio come avviene adesso su Facebook.

In poche ore, sia pure nell’avvincente furtivo buio dell’anonimato, il muro del nostro caro cesso seppe trasformarsi in opera collettiva, in dialogo neoplatonico, in miscellanea di desideri, in cahiers de doléances, in bacheca da bocciofila, in treno dei desideri, in specchio delle mie brame, in lista della spesa, in diario intimo, in tribuna per tribuni del popolo, in Cappella Sistina, in Cappella Palatina, in grotta di Altamira, in grotta di Lascaux, in “Diario Vitt”, in “Diario Linus”, (oggi diremmo in “Smemoranda”), in Altare della Patria, in agenzia prematrimoniale, in agenzia matrimoniale, in Muro del Pianto, in muro di Berlino, in muretto di Alassio, in parapetto del lungolago di Dongo, in ufficio di collocamento, in assemblea di condominio, in astanteria di centro traumatologico, ovvero Cto, in ossario di Redipuglia, in sacello del Milite Ignoto, in post-it volante, in libro nero, in libro bianco, in libretto di manutenzione, in shampoo e lozione, in filo di frizione, in lavanda vaginale, in Iliade, in Odissea, in Eneide, in “Ifigenia in Aulide”, in “Ifigonia in Culide”, in Gazzetta ufficiale, in lettera anonima, in pizzino…

Non per nulla, fra i milioni di gruppi che proliferano all’interno del nostro social network, ce n’è uno, molto esemplare, perfetto per la nostra tesi, che fin dal titolo porta la seguente ragione appunto sociale “Perché diciamo la verità: Facebook serve per farsi i cazzi degli altri!”. 
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Fulvio Abbate, il Foglio, 19 novembre 2008
Articolo completo


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17 novembre 2008

[ Sottolineature ] Per la verità, non riesco neanche a vedere la democrazia

Signore e signori stasera è con noi l'uomo che può farvi morire dal ridere! Ecco a voi Saverio Gratapax! (applausi, carrellata sul pubblico)

Grazie grazie. (Grapatax si inchina. Parla a mani giunte, con aria ispirata)
Ogni serata, nel nostro splendido paese, è felice e particolare. Ma questa serata è particolarmente felice e particolare. Abbiamo infatti con noi l'onorevole Enoch.
O contraddizione, Musa del comico, o diva ironia, o elegante mantello dell'humour e spada della satira aiutatemi a cantare le lodi di un uomo le cui orme dei passi spietati resteranno nella storia, un uomo di alto ingegno e provvido potere. Saprò trovare le parole adatte? Spero di sì.

Il gerarca Enoch, per cominciare, è un ladro. Oh non sussurrate, non sbigottite. Questa parola ha nella mia bocca la delicatezza di una frase d'amore. E naturalmente ladro poiché in un mondo di ladri, egli cercò armonia e coerenza. Iniziò la carriera speculando sui terreni. Sui terreni costruì case che crollavano. Vinse gli appalti di ricostruzione. Costruì case che ricrollarono.

Dicono che il gerarca Enoch sia un mafioso. Egli lo nega. Se mi vedete nei ristoranti frequentati dai mafiosi, dice, non per questo sono mafioso. Forse che se qualcuno frequenta i ristoranti cinesi viene accusato di essere cinese? Ha ragione.

Si dice che Enoch faccia buttare in mare i suoi nemici con i piedi in un blocco di cemento. Non è forse da apprezzare questo? Certamente ognuno di voi, almeno una volta nella vita, ha provato ad annegarsi. E conosce l'orribile sensazione del proprio corpo galleggiante che si oppone al nostro scopo, e conosce la fatica immensa che costa sprofondare, i tentativi goffi che finiscono in indigestioni d'acqua salata e umilianti salvataggi da parte di rozzi bagnini. Un blocco di cemento vi guida nel profondo blu, dolcemente, senza pena alcuna. Inoltre, quanto sarete sul fondo, sul vostro piedistallo, soldatini del mare, quanta allegria e gioia recherete ai pesci, che vedranno il loro paesaggio arricchito di una così graziosa statua!

Si dice che Enoch faccia ammazzare i giudici che lo vogliono condannare. Ma nella nostra Costituzione non è forse sancito il diritto alla difesa per ogni imputato?
Enoch, dicono, è anche un corruttore. Ma è un corruttore onesto. In vent'anni di corruzione, nessuno ha mai ricevuto da lui una cifra inferiore al pattuito. A volte anzi aggiunge di sua iniziativa una somma a qualche tangente, a qualche bustarella. Come descrivere la gioia del corrotto che si vede corrotto oltre i suoi stessi meriti? Sapete che ci sono funzionari che devono aspettare interi mesi per venire pagati dai loro corruttori e spesso sono pagati con cambiali e assegni a vuoto? Non è disonesto tutto ciò? Ebbene Enoch, è di tutt'altra pasta.

Enoch, si dice, vende armi. Certamente è così. Ma un'arma è un oggetto come un altro. Non spara da sola. Non si muore solo perché si tiene in mano un'arma. Forse che noi condanniamo un salumiere perché vende prosciutti? Eppure un prosciutto può diventare ben più pericoloso di un'arma. Usato come clava può fracassare una testa. Mangiato in quantità smodata può uccidere per indigestione, trigliceridi, botulino, soffocamento. Cadendo dal soffitto della cantina può stroncare più di una vita. Inoltre il prosciutto nasce da un delitto. Non si deve ammazzare un maiale per fare una pistola. Per fare un prosciutto, sì. Allora, ripeto, è forse Enoch peggio di un salumiere?

Enoch ha abbandonato il suo miglior amico in mano ai terroristi e lo ha lasciato uccidere senza muovere un dito. Perché egli ha posto al di sopra dell'amico lo stato. Enoch ha anche tentato un colpo di stato. Perché egli ha posto al di sopra dello stato, l'idea dello stato.

Enoch, dicono, è proprietario del novanta per cento dei giornali e vuole il monopolio completo dell'informazione. Bugie. Non so dove l'avete letto, ma aspettate ancora un dieci per cento e non lo leggerete più.
Enoch, si dice, è un uomo pericoloso per la nostra democrazia. Non riesco a vedere il pericolo. Per la verità, non riesco neanche a vedere la democrazia. 
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Baol
, Stefano Benni (1990)


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12 novembre 2008

Triste

Triste è l'uomo
che ama le cose
solo quando si allontanano.

(Baolian, Libro dei pensieri baol, I, vv. 1240-1242)


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28 ottobre 2008

[ Sottolineature ] Il gigante e il mago



Il gigante e il mago, Da solo, Vinicio Capossela


23 ottobre 2008

[ Sottolineature ] She's always a woman



She can kill with a smile
She can wound with her eyes
She can ruin your faith with her casual lies
And she only reveals what she wants you to see
She hides like a child
But shes always a woman to me

She can lead you to love
She can take you or leave you
She can ask for the truth
But shell never believe you
And shell take what you give her, as long as its free
She steals like a thief
But shes always a woman to me

Oh-she takes care of herself
She can wait if she wants
Shes ahead of her time
Oh-and she never gives out
And she never gives in
She just changes her mind

And shell promise you more
Than the garden of eden
Then shell carelessly cut you
And laugh while youre bleedin
But shell bring out the best
And the worst you can be
Blame it all on yourself
Cause shes always a woman to me

She is frequently kind
And shes suddenly cruel
She can do as she pleases
Shes nobodys fool
But she cant be convicted
Shes earned her degree
And the most she will do
Is throw shadows at you
But shes always a woman to me

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She's always a woman, The stranger, Billy Joel


25 settembre 2008

[ Sottolineature ] Usabilità

L'usabilità è definita dall'ISO (International Organisation for Standardisation), come l'efficacia, l'efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti. In pratica definisce il grado di facilità e soddisfazione con cui l'interazione uomo-strumento si compie.

Il termine non si riferisce ad una caratteristica intrinseca dello strumento, quanto al processo di interazione tra classi di utenti, prodotto e finalità. È però d'uso comune - per estensione - l'uso di questo termine in forma di aggettivo (es: questo strumento è particolarmente usabile.)

Il problema dell'usabilità si pone quando il modello del progettista (ovvero le idee di questi riguardo al funzionamento del prodotto, che trasferisce al design del prodotto stesso) non coincide con il modello dell'utente finale (ovvero l'idea che l'utente concepisce del prodotto e del suo funzionamento).

Il grado di usabilità si innalza proporzionalmente all'avvicinamento dei due modelli (modello del progettista, e modello dell'utente).

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da Wikipedia


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17 settembre 2008

[ Sottolineature ] Salsicce fegatini



Salsicce fegatini
viscere alla brace
e fiaccole danzanti
lamelle dondolanti
sul dorso della chiesa fiammeggiante

vino, bancarelle
terra arsa e rossa
terra di sud, terra di sud
terra di confine
terra di dove finisce la terra

e il continente se ne infischia
e non il vento
e il continente se ne infischia e non il vento
Mustafà viene di Affrica
e qui soffia il vento d'Affrica
e ci dice tenetemi fermo
e ci dice tenetemi fermo

ho il ballo di S. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

La desolazione che era neela ser
s'è soffiata via col vento
s'è soffiata via col rhum
s'è soffiata via da dove era ammorsata
Vecchi e giovani pizzicati
vecchie e giovani pizzicati
dalla taranta, dalla taranta
dalla tarantolata
cerchio che chiude, cerchio che apre
cerchio che stringe, cerchio che spinge
cerchio che abbraccia e poi ti scaccia

ho il ballo di S. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

dentro il cerchio del voodoo mi scaravento
e lì vedo che la vita è quel momento
scaccia, scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo

A noi due balliam la danza delle spade
fino alla squarcio rosso d'alba
nessuno che m'aspetta, nessuno che m'aspetta
nessuno che mi aspetta o mi sospetta

Il cerusico ci ha gli occhi ribaltati
il curato non se ne cura
il ragioniere non ragiona
Santo Paolo non perdona

ho il ballo di s. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

Questo è il male che mi porto da
trent'anni addosso
fermo non so stare in nessun posto
rotola rotola rotola il masso
rotola addosso, rotola in basso
e il muschio non si cresce sopra il sasso
e il muschio non si cresce sopra il sasso

scaccia scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
le nocche si consumano
ecco iniziano i tremmori
della taranta, della taranta
della tarantolata...
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Vinicio Capossela / Il ballo di san Vito
foto di Ivan Marcialis
il video


16 settembre 2008

[ Sottolineature ] Voglioscendere al Blogfest 2008

 

Voglioscendere: miglior blog giornalistico, miglior blog collettivo, miglior blog d'opinione e miglior blog VIP.  A meno di un anno dalla sua nascita il nostro blog preferito fa incetta di premi al Blogfest 2008.

Parlano di noi: Corriere della Sera,  BitCity,  La Stampa, L'Espresso, La Voce, Zeus News, Romagna Oggi, PCWorld, AgoraNews

Ne hai parlato sul tuo blog? Segnala il permalink del tuo post nei commenti e se ancora non l'hai fatto iscriviti al nostro social network Te Lo Dico a Chiarelettere.

da http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2024284.html

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Beh, son contento: l'ho fatto io.
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1 settembre 2008

Arapete fenesta



L'amore è come la grazia di Dio - l'astuzia non serve.
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Cesare Pavese - Vita attraverso le lettere


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11 agosto 2008

[ Sottolineature ] Gente comune



Il mio amico Tulipo, che scriveva le sceneggiature per i fumetti di Topolino, si intestardiva a parlarmi di "gente comune". "Quelli che incontri sugli autobus." Non li conoscevo bene. Giravo solo a piedi e in taxi, ma le poche volte che ero salito in autobus o in metrò, i passeggeri mi erano sembrati tutt'altro che comuni. Gente inferocita dal proprio presente, o automi che sobbalzavano a ogni curva, borseggiatori, preti che volevano toccare il culo a non parrocchiane. Forse, per questo, tra loro si ritenevano gente comune: scendevano una fermata prima, prima di scoprirsi, di dichiararsi.

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da Il senso della frase, Andrea G. Pinketts
photo di bstrd68


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7 agosto 2008

[ Sottolineature ] Alla mia montagna


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4 agosto 2008

[ Sottolineature ] E' nella vacanza che emerge ciò che il cuore desidera



Tempo di vacanza. Infine liberi dal lavoro, dallo studio, dalla routine degli impegni che scandiscono la vita di tutti giorni. Non si è più obbligati a fare niente… se non ciò che si desidera. E qui si gioca la partita. Si può farlo “passare”, riempiendolo di esperienze, emozioni che normalmente non è possibile provare; e alla fine diventa solo una fuga dalla realtà che al massimo fa dire «peccato, sono finite». Oppure… Oppure è un tempo pieno, denso, carico. Cioè, l’occasione preferenziale per sorprendere e approfondire nei rapporti con gli amici e nella realtà ciò per cui si vive, ciò per cui tutto l’anno ti sei mosso, ti sei alzato, sei andato a lavorare, a studiare eccetera. O svuoti la giornata in una affannata rincorsa di cose da fare, magari anche piene di buone intenzioni, o lasci che ogni istante sia riempito da ciò che il cuore desidera e che si rivela. Ma allora che differenza c’è con il resto del tempo? In fondo, nessuna, se non che entra in gioco in modo ancora più preponderante la propria libertà, si esce allo scoperto. Non si può barare. La scelta del luogo, gli amici con cui andare, come organizzare la giornata, persino la preghiera, il riposo risplendono di questa scelta di libertà di fede. E accadono incontri, fatti inaspettati.
 

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Alla scoperta del tempo più nobile dell'anno
http://www.clonline.org/articoli/ita/trcc0708_vacanze.htm


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23 luglio 2008

[ Sottolineature ] Chi decide quando una vita è degna di essere vissuta?

Cara Eluana,
non so perché oggi mi viene da scriverti, […] forse è solo perché mi andava di chiamarti per nome, perché con il loro nome si chiamano solo le persone, non le cose cui si può staccare la spina.
A te, poi, nessuno può togliere la spina. A te vorrebbero togliere il cibo e il nutrimento. Ti vogliono far morire di fame, ti faranno morire di fame. Lo ha deciso un tribunale. Dicono che è così che tu avresti voluto. Tuo papà ha fatto una grande battaglia per ottenere il rispetto della tua volontà, tre tue amiche sono andate a testimoniare nei tribunali. “Eluana amava troppo la vita per accettare di vivere così”, hanno detto. Per quanto possibile, li capisco. […]

Chi si trova da anni a convivere con un dramma simile merita un abbraccio fraterno e null’altro. Ma non si dica, cara Eluana, che la morte è nel tuo interesse. Perché i casi sono due: o tu adesso sei ancora in grado di sentire qualcosa (e allora farti morire di fame è una terribile crudeltà) oppure non senti nulla, e allora non senti nemmeno la sofferenza di vivere così. E quindi: perché ucciderti? In entrambi i casi, comunque, capisco le suore che ti accudiscono e ogni giorno ripetono: noi non la faremo mai morire.

Anch’io vorrei che tu non morissi, cara Eluana. Lo so che questo comporta tanti problemi morali, psichici e anche (diciamolo) pratici ed economici. Ma non è vero che la tua vita non ha più senso. La tua vita, oggi, un senso ce l’ha, non mangi, non vedi, non parli, forse non senti, apri gli occhi al mattino senza svegliarti e li chiudi alla sera senza addormentarti, sei chiusa dentro un universo che nessuno riesce a penetrare, forse senza pensieri e sentimenti. Epperò sei lì, con la tua esistenza che sta ai margini dell’esistenza, a porci una domanda affascinante e pericolosa, comunque fondamentale: che cos’è la vita? Quando una vita è degna di essere vissuta? E quando non lo è più? Ma soprattutto: chi lo decide? 
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Cara Eluana, ci lasci con tutti i nostri dubbi
di Mario Giordano, Anna, 24 luglio 2008


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8 agosto 2007

[ Sottolineature ] ...la sfida a sei corre sul Web

ROMA - Il più schivo, al limite dell'autolesionismo, è Jacopo Gavazzoli Schettini. Il suo sito web è monacale, sfondo giallo canarino, una foto del titolare in primo piano, una pianta d'appartamento dietro. Gavazzoli Schettini sorride, il naso ammaccato. Spiega che cos'è successo, usando la terza persona, nella sezione "storia personale": "Jacopo porta ancora i segni di una caduta con i pattini mentre giocava con il figlio. Dice che è stato quel colpo alla testa a fargli venire in mente di candidarsi...". Per chi non lo ricordasse, Gavazzoli Schettini, 42 anni, una laurea in Studi Strategici, è uno dei candidati alla segreteria del Pd e anche lui, come gli altri, fa campagna on-line. Chi c'è dietro, chi lo sponsorizza? Siccome glielo chiedono in tanti, GS cerca di fare lo spiritoso, ha tre risposte pronte: "Il Priorato di Sion", "Maga Maghella" o, "più semplicemente, la voglia di voltar pagina".



Un bel viaggio nel web, comodamente, senza muoversi da casa, è un modo di conoscere gli sfidanti. C'è il sito, virato sul verde, e ipersofisticato, di Walter Veltroni (www. lanuovastagione. it), che si affida al blog e al social network, a Youtube, a Twitter e al Cannocchiale "per costruire la community". C'è quello "della Rosy", che è come lei, mosso e imprevedibile nei contenuti (Un tale, Filippo, supera la politica, passa la censura, e annuncia: "E' intelligente, furba, tenace, la sposerei, tanto sono vedovo..."). Prima pagina color arancio: www. scelgorosy. it, "per un partito democratico, davvero". E, se non basta, ci si può collegare a "iostoconrosy. it", che è il sito dei sostenitori della candidatura del ministro della Famiglia, "rigorosamente realizzato da volontari".

Mario Adinolfi gioca in casa. E' "un blogger di Generazione U" ("u come inversione a U, come Unione, come Ulivo, come Unione Europea, ma anche come gli U2"). Chi entra nella sua casa web trova il diario di Adinolfi candidato ("Ogni giorno che passa, ogni nazione che attraverso, ho la sensazione che io sia un mero strumento per una forma di ribellione concreta e collettiva") e apprende che sta lavorando molto all'estero, in Danimarca e Svezia, "tra i giovani esuli italiani". Con il tono di chi davvero ci capisce, Adinolfi loda generosamente il sito di Enrico Letta. "Il suo video - dice - è estremamente televisivo in stile broadcast. Se mi passa la battuta amichevole, il ragazzo si farà". Il ragazzo, Enrico Letta, ti guarda dallo schermo se clicchi su www. enricoletta. it. E' in maniche di camicia, informale, davanti ad un computer. Anche lui ha scelto lo sfondo giallo, ma non anemico come quello di Gavazzoli Schettini. E' un colore carico, da mare, adatto alle sette spiagge dove Letta sta proponendo "la sua idea di politica e di Italia".

Piergiorgio Gawronski, che ieri ha tenuto la sua conferenza stampa a Roma, si è scelto la classica immagine da manager. E' al telefono, camicia e cravatta. Forse chiede aiuto e sostegno, visto che, alle 18 di ieri, i messaggi on-line sui suoi "forum interattivi" erano solo tre, di cui uno di Daniele Capezzone. Ben diversa , comprensibilmente, la situazione nella casa web di Veltroni. Nei soli primi due giorni i visitatori sono stati 15 mila, ricordano soddisfatti quelli del Comitato per Walter. Navighi e leggi gli sfoghi, i sogni, le paure, le idee, dei militanti. Più che con altre parole c'è chi vorrebbe riassumere il nascente partito democratico in volti da murales: "La faccia precaria di un ragazzo di un call center, quella degli operai dell'Italsider o dell'imprenditore antiracket cui hanno bruciato il capannone... ma anche la faccia di Enrico Berlinguer, non perché fosse comunista ma perché si fermava ai semafori". Comunicano on-line, sono tutti blogger, come Marco: "Ognuno di noi saprà trovare i suoi canali per farle sapere, caro Veltroni, come vorremmo vedere il nostro Paese tra 10 anni e come vorremmo lasciarlo ai nostri figli". Pieni di dubbi come Lulu: "Per ora discordo da quanto detto fin adesso" (sic). Tecnologici e vagamente inquietanti nel linguaggio come Nardo: "Vorrei un partito open source, un partito wiki, dove si tenga in conto la voce dei Prosumer, cioè quelli che consumano la politica". Gradita traduzione per i compagni delle sezioni. 
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Alessandra Longo
repubblica.it / 8 agosto 2007


24 luglio 2007

[ Sottolineature ] Aggiotaggio giornalistico balneare

Perchè se è vero che, come già successo la scorsa estate, ogni sabato i giornali parleranno di 9 milioni di italiani in auto e poi i giornali continueranno a dire che la domenica gli italiani "al rientro" sono 10 milioni, alla fine, dopo tre mesi d'estate, tra gli italiani che partono e quelli che tornano, in tutto ci sarebbero 12 milioni di italiani che rientrerebbero senza mai essere partiti. Aiuto! Allarme rientri.
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il Foglio / 24 luglio 2007




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Chi sono

Mi chiamo Christian Aletto
e mi occupo di design della comunicazione visiva.

Dal 2002, con lo studio Nerokiaro 
realizzo prodotti per il web e la stampa e sviluppo strategie di comunicazione integrata per enti, istituzioni e aziende;
dal 2006 sono anche art director 
della web agency Dol.

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